Faro Doc


STORIA DEL FARO DOC

Il riconoscimento della Faro Doc risale al 1976 ma è altresì documentato da diverse fonti storiche che il vino prodotto sulle colline messinesi era conosciuto sin dal tempo della colonizzazione greca della Sicilia.
Strabone nella sua Geografia così ne parla “Quunque feraissimus vini ager ipse sit, vinum ipsum no quidem Messinium, sed Mamertinu nuncupant, quod contra Italica cuncta, e quidem praestissima aemulatione certet
In pratica, osserva Strabone, nonostante il vino sia prodotto nel fertilissimo territorio di Messina, non è chiamato Messineo ma Mamertino (da Marte) poiché lotta per bontà con tutti gli altri vini italici!
Plinio invece, in quella che per alcuni versi possiamo considerare la prima guida dei vini della storia, classifica il vino messinese tra i migliori aggiungendo che è ottimo per i banchetti.
Andando avanti nel tempo il Faro viene citato da Mario Pace nella sua opera sulla Sicilia del 1631 mentre nel 1658 il Reina nel suo “delle notizie istoriche della città di Messina” parlando del vino messinese cita come fonte storica Ateneo, ancora Plinio, e anche Marziale e aggiunge testualmente “Massimamente che anche oggidì ritengono i vini di quel contorno fra tutti gli altri della Sicilia di lodeuolissimo pregio”.
Mentre don Carlo Gregori qualche anno dopo descrive i villaggi di Faro e Faro Superiore con queste parole “hor più da vicino, le vaghe scene che apriua la Sicilia di amenissime valli, diuisquate, quasi a nobil mosaico, di habitazioni e di giardini; e stese fra theatri di colli coronati di ordinati boschetti di verdi pini e delle apriche e pregiate vigne del messinese” .
E ancora qualche secolo dopo il barone Placido Arena-Primo nella sua “Storia civile di Messina” datata 1831 “in questo spazio posa guardo piacevolmente sulla via militare, che marca dodici miglia di distanza dalla lanterna del Faro a quella di Messina. Questa è la celebre via Pompea … percorrendo questa parte di lido l’occhio contempla le ridenti colline; e tuttoché sabbiose, l’arte vi giunge a farle fruttificare, e producono quella squisitezza di vini che provvedono le laute mense del Tamigi e che tanto celebrati sono dal cantor Venosino”.

Quindi come abbiamo visto i vini messinesi, quelli che adesso hanno assunto la denominazione di Faro, erano conosciuti sin da tempi molto remoti, ma bisogna anche dire che del Faro dal dopoguerra agli anni Novanta se ne era quasi persa la memoria.
Nel 1991 Giuseppe Coria nella sua Guida ai Vini di Sicilia a proposito della Faro DOC affermava che la produzione era limitatissima e praticata solo da un paio di coraggiosi.
Sino alla storia recentissima che ha visto la rinascita di questa storica DOC Siciliana che adesso può contare su una decina di produttori,
quella del Faro resta comunque una produzione di nicchia tanto che ad oggi gli ettari iscritti alla Doc sono soltanto poco più di venti di cui cinque quelli che appartengono alla nostra azienda.

 

DISCIPLINARE

Il disciplinare della DOC Faro prevede l’uso di uve Nerello Mascalese da un minimo del 45 al 60%, di Nerello Cappuccio dal 15 al 30%,  di Nocera dal 5 al 10%.
Possono altresì essere utilizzate singolarmente o insieme sino ad un massimo di un 15% di altre uve autoctone locali come il Nero d’Avola.
Il disciplinare di fatto fotografa il modo con cui i vignaioli messinesi hanno prodotto per secoli quel vino che da allora prese la denominazione di Faro Doc.

Faro e Faro Superiore per chi non è messinese, sono due piccoli villaggi che insistono sulla riviera tirrenica e le colline sovrastanti.
Siamo a pochi chilometri dal centro di Messina e da sempre questa zona è stata considerata dai messinesi un’ottima zona di produzione di vini rossi e bianchi.
Tanto che sino a qualche anno fa quando un ristoratore o una rivendita di vino (“putia” in dialetto), voleva invogliare all’acquisto di vino sfuso, sottolineava ai clienti che quel vino “è ddu Faru” ovvero proviene da Faro.

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